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giovedì 17 dicembre 2020

 

  XXIV STEP: LE PAROLE NELLA STORIA

Archipendolo: Storiografia dei termini di riferimento


Un aspetto molto interessante dello studio di un oggetto è valutare l'utilizzo del suo nome nella storia, da quando è stato concepito. 
Tramite l'utilizzo di Google Books Ngram Viewer, si riesce a visualizzare un grafico che mostra quanto spesso appare un certo termine in letteratura.
È interessante confrontare la parola "Archipendolo" con "Livella" nella lingua italiana, e "Filo a piombo" in italiano, inglese, francese e tedesco.






Come si nota confrontando questi due grafici, la parola "Archipendolo" è stata usata molto meno rispetto a "Livella": in particolare, la sua frequenza di utilizzo è del 32% rispetto a quella della livella.
Il primo termine, tuttavia, è stato usato con una certa frequenza circa 25 anni prima del secondo, il quale è molto più presente nella letteratura dell'ultimo secolo.  









Dall'analisi di questi grafici, emerge un dato che probabilmente non ci si sarebbe aspettati: infatti, nonostante sia molto più semplice trovare notizie sul web cercando "plumb line", questo termine è stato usato anche meno della corrispettiva traduzione in italiano e francese. I più utilizzati, infatti, sono questi ultimi. 
Il primo dei due, è stato utilizzato molto nella seconda metà del Seicento, anche se solo per pochi anni, per poi vivere una crescita (con molti alti e bassi) dal Settecento alla fine dell'Ottocento, periodo durante il quale raggiunse il picco di massimo utilizzo. Questo fatto si spiega facilmente con la nascita del Regno d'Italia e la conseguente affermazione, ancor più sostenuta, di società legate alla massoneria (che, come si è visto, sfruttava come simbolo l'archipendolo).
Il termine francese, invece, pur essendo più "vecchio" solo di qualche anno rispetto al corrispettivo italiano, è stato usato con grandissima frequenza in corrispondenza del periodo pre-rivoluzionario e post-napoleonico. 
La traduzione inglese rappresenta un caso isolato: infatti, pur essendo usato moltissimo (è il record assoluto) nei primissimi anni di sviluppo del termine, questo venne progressivamente abbandonato, assestandosi su un utilizzo molto basso negli ultimi anni. 
Infine, il termine in tedesco è usato con una frequenza media che è pari al 27% circa di quella della traduzione francese. Inoltre, pur essendo stato presente in letteratura ad inizio Ottocento, si nota un utilizzo più massiccio solo a partire dalla fine del secolo, con il picco che venne raggiunto attorno al 1925.

 

  XXIII STEP: LA NORMATIVA

Archipendolo: Regole


Come si è più volte sottolineato nei precedenti post, la costruzione dell'archipendolo non è affatto un procedimento articolato e complesso, per cui ognuno può fabbricarsi il proprio strumento personale.
Tuttavia, proprio in virtù di ciò, non esiste una normativa rigorosa al riguardo. 

Quel che è certo, è che nei manoscritti e nei trattati dell'Età Antica e del Medioevo (si pensi, ad esempio, al già citato "De Ingeneis" del Taccola) già venivano proposte tecniche id fabbricazione e misure dei vari componenti dello strumento. 
In particolare, si è scoperto che molti archipendoli utilizzati principalmente per verificare l'orizzontalità di un piano (di grandezza, quindi, ridotta, rispetto a quelli sfruttati per segnare i confini di una proprietà) erano prodotti con proporzioni standardizzate. Infatti, la misura della base dell'archipendolo soleva essere di circa 50 cm, mentre i lati obliqui ne misuravano 35: il rapporto tra lunghezza del lato obliquo e base è di 0.7, ovvero 7:10. 
Un altro riferimento, anche se non si tratta di una vera e propria normativa rigorosa, è dato dal II volume della serie di libri scritti dall'ing. Pigozzi agli inizi del Novecento per gli studenti dell'Istituto Tecnico di Udine. (Si faccia riferimento al post sui libri).

Come già evidenziato nel post relativo ai brevetti (parte I), è molto più comune trovare schemi e documenti ufficiali relativi al peso di un filo a piombo, piuttosto che all'archipendolo.
In questa immagine è possibile osservare una tavola rappresentante le viste quotate di uno di questi pesetti (per altre tavole si faccia riferimento al post sui brevetti, parte II).





venerdì 30 ottobre 2020

X STEP: I LIBRI

Archipendolo: La letteratura


In questa sezione sono raccolti libri e articoli che citano l'archipendolo.

1) Stefania CavazzonL'archipendolo: Inserti a tema e ideazione fotografica di Nando Pace, Pubblisfera, 2015
2) Mariano di Iacopo (detto Taccola)De Ingeneis, Libri III e IV, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze, 1432 ca.
3) G. Pigozzi, Corso di Topografia, Volume II, Raffaello Giusti Editore, Livorno, 1911
4) Moustafa GadallaL'architettura metafisica dell'antico Egitto, Moustafa Gadalla , 1/1/2019
5) Tiziana CampisiCostruire lo spazio. Il cantiere gotico, dal disegno all'esecuzione, Edizioni Caracol, Palermo, 2016
6) Marco di Donato, Palazzo Marchesale: Il "Libro in pietra dei Caracciolo", nel blog "Il punto sul mistero", 15/10/2015
7) Andrea Cantile, Dall'immagine al modello: note sulla cartografia geometrica in Italia dal Rinascimento alla Rivoluzione Geodetica, Parte II- da Raffaello Sanzio a Giambattista Nolli, per il bimestrale "Geocentro magazine, Bimestrale dei geometri e geometri laureati", n°7, Anno II, Gennaio-Febbraio 2010





Copertina del libro del corso di Topografia dell'ingegner Pigozzi.


Estratto del trattato "De Ingeneis" del Taccola, in cui si fa riferimento alla misurazione dell'altezza di una torre. Per lo scopo, viene utilizzato un archipendolo con traversa curva.

    XXVIII STEP: LA SINTESI FINALE Archipendolo: Riepilogo finale Siamo giunti alla fine del nostro viaggio alla scoperta dell'archipend...